Grafico vedustista di Sicilia

Il 19 gennaio 2017 Gino ha lasciato la vita terrena per salire alla casa del Padre,
lasciando un gran senso di vuoto e di solitudine in tutti coloro che lo hanno voluto bene
e che lo hanno seguito artisticamente e umanamente.
Tutta la comunità scordiense lo ricorda con immutato affetto e prega affinchè
nella vita celeste possa trovare rifugio e conforto.
Continuerà ad essere presente tra di noi tramite le proprie
opere che ha lasciato numerose tra di noi e che terranno sempre vivo
il ricordo di un artista di altissimo livello che abbiamo avuto la fortuna
di incontrare e con il quale abbiamo condiviso momenti di
ineguagliabile grandezza.
Grazie per quello ci hai dato...

 

Aprile 1965

Già dai primi anni '60 Gino Gambèra cominciò a interessarsi di Arte, Natura e Fotografia.
Tutto ciò è narrato ed illustrato sul suo libro
"La Natura e i ricordi"
in cui dedica alcuni capitoli con foto alla contrada Montagna
e al Parco Cava - Grotte del Drago - Canalicchio.
 


 

 



L’Abbè di Saint-Non, Jean Ouel. Come non pensare a loro, emblemi di una schiera di disegnatori-documentaristi che da varie Nazioni d’oltralpe, spinti dall’amore per l’Arte, intraprendevano l’esperienza del viaggio in Italia.

Già dal Cinque-Seicento personaggi come Rubens, Poussin, Loraine ed altri ancora, vennero a risiedere in territorio italico per periodi più o meno lunghi, con impieghi artistici di vario titolo. Poi tanti continuarono a percorrere tale itinerario che, definito “Gran tour”, diventò una specie di moda a iniziare dal Settecento.

Siffatta decisione implicava il problema di dovere andare incontro a situazioni aperte ad ogni possibile incognita, dai disagi dei mezzi di trasporto alle locande, buone o sordide, in cui poter alloggiare e mangiare; e in Italia, che allora era un mosaico di Stati e Staterelli, vi era pure il rischio d’incappare nei briganti. Cionostante quei viaggiatori, pittori, letterati, collezionisti d’Arte, che dedicavano la propria vita alla Cultura per passione o per lavoro abbracciavano la scelta di vivere, magari solo una volta nella vita, questa specie di avventura.

La parola ci ricorda un’altra categoria di persone, amanti dell’avventura in quanto tale. Da Ulisse a Marco Polo, da Colombo fino a Schlemann e Gaugin, troppo lungo sarebbe l’elenco. Soprattutto dall’Ottocento la smania di novità cominciò a dilagare nella varie classi sociali, specialmente, tra nobili e borghesi. Si lasciavano sedurre dall’idea irresistibile di “partire”, assetati di nuove esperienze, alla ricerca dell’”altrove”, un ideale posto diverso. Diverso dai soliti luoghi, dalla solita vita, dai cieli grigi, dalla monotonia quotidiana, vagheggiando lontani orizzonti assolati, gente nuova, terre inesplorate, paesaggi mai visti, tesori sepolti, ovvero: il fascino dell’ignoto che, per qualcuno, finì per risultare davvero l’appagamento dei suoi sogni.

Ma la finalità di coloro che facevano il viaggio in Italia consisteva, invece, nel venire a conoscere, a guardare coi propri occhi e a toccare con mano l’Arte e le sue Opere in un territorio, tutto sommato, non lontanissimo, accettando di affrontare i disagi che, in quei tempi, erano insiti in ogni tipo di spostamento, seppure in questo caso, con il brivido di qualche possibile imprevisto.

Una volta iniziato il giro, di città in città, il turbinìo di tanta bellezza finiva per sopraffare l’animo del viaggiatore, come accadde a Stendhal, di cui, oltre agli scritti, ci è rimasta nota la sua famosa “sindrome”; o di Füssli che raffigurò un artista piangere affranto davanti alla grandiosità dei resti del mondo antico. Ciascuno veniva a realizzare le proprie opere, reinventando allegoricamente o, semplicemente, riproducendo tutto ciò che al suo sguardo innamorato si presentava ad ogni passo. Poche sono state le località tralasciate, specie dagli incisori: le città grandi e piccole, i sobborghi, i siti archeologici, le isole, i vulcani, le scene di vita popolare e gli scorci di paesaggi che diventavano, per l’occasione, “pittoreschi”.

Si andò così accumulando un numero sterminato di soggetti, soprattutto di tipo vedutistico destinato, anche, ad essere contenuto in libroni ricchi di tavole illustrate. Nei nostri giorni tali volumi vengono utilizzati spogliandoli delle preziose incisioni che i commercianti antiquari vendono a caro prezzo. Non potrebbe, del resto, essere diversamente. Per il loro valore, debitamente incorniciate, costituiscono “l’orgoglio e il vanto” delle stanze di ogni studio di un professionista che si rispetti…

Ma quei tempi mitici sono, ormai, molto lontani e tante località risultano cambiate, anche profondamente. Vari paesi e paesini addirittura non esistevano e si svilupparono successivamente, oppure hanno avuto radicali evoluzioni, non necessariamente in senso negativo, specie per tutto ciò che fu posto in opera fino ai primi del Novecento. Le loro immagini, quindi, non si possono reperire tra le antiche incisioni.

Questa constatazione ha fatto sì che nascesse in Gino Gambèra, a un certo punto del suo percorso artistico, l’interesse per la grafica paesaggistica.

Già, decenni addietro, scelse di creare, oltre ai vari dipinti su tela, una serie di 16 vedute grafiche di Scordia, suo luogo di origine, disegnati minuziosamente con l’inchiostro di china. Poi da esse ne trasse delle stampe allo scopo di poterne dare una larga diffusione, dopo averle colorate una ad una per valorizzarle

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